Il Muro di Berlino (in tedesco: Berliner Mauer), il cui nome ufficiale era Barriera di protezione antifascista, eretto dal governo comunista della Germania Est, divise in due la città di Berlino per 28 anni, dalla sua costruzione (iniziata il 13 agosto del 1961) fino al suo crollo, avvenuto il 9 novembre 1989, a causa della sua inutilità, dopo lo smantellamento della cortina di ferro da parte dell’Ungheria (23 agosto 1989) e del successivo esodo (attraverso il paese danubiano) dei tedeschi dall’Est a partire dall’11 settembre dello stesso anno.
20 dalla caduta del Muro: intervista all’ex-dissidente Róża Thun.
“Ero una persona libera anche quando mi mettevano in prigione”, racconta l’europarlamentare Róża Thun, ex-dissidente e militante di Solidarnosc ai tempi della caduta dei regimi comunisti, esattamente 20 anni fa.
Onorevole Thun, in più occasioni ha detto che non le piace l’espressione “caduta del Muro” per descrivere la transizione democratica dei paesi dell’Europa centrale e orientale. Perché?
‘La caduta del Muro di Berlino’ a mio vedere è un evento simbolico di straordinaria importanza, ma squisitamente tedesco. Ciò che ha davvero trasformato l’Europa è che noi, tutti insieme, siamo riusciti a smantellare la Cortina di ferro. Le parole ‘caduta’, ‘collasso’…hanno una connotazione passiva, come se noi fossimo stati lì a guardare. Non è caduto niente da solo, la Cortina l’abbiamo tirata giù noi con sforzi enormi, coraggio e una grande visione politica dai tutti e due i lati.
Come militante di Solidarnosc, lei è stata personalmente coinvolta negli eventi del 1989.
Io sono anziana. Sono stata attiva nei movimenti democratici fin dagli anni ‘70, prima della nascita di Solidarnosc. Quando ero all’università, con gli amici intorno a me, ci siamo resi conto che eravamo responsabili in prima persona di quello che stava accadendo. Ci siamo accorti che potevamo avere un’influenza, senza nemmeno lontanamente sperare, naturalmente, che nel giro di una generazione tutto sarebbe cambiato, che saremmo stati un Paese democratico e saremmo entrati nell’UE. Noi dissidenti, che ci opponevamo alla dittatura comunista, eravamo persone libere, eravamo normali in un sistema politico completamente anormale. Io ero portavoce di un movimento studentesco che sosteneva i sindacati, è da lì che nasce Solidarnosc. Devo dire che anche se erano tempi duri -eravamo costantemente pedinati dalla polizia e spesso finivamo in carcere – ho bei ricordi. Ero libera, anche in carcere, e ho imparato un sacco di cose, avevo amici meravigliosi e vivo oggi in un continente che ha realizzato i miei sogni più azzardati di quei tempi. In più mi posso permettere di dire che ho dato il mio piccolo contributo perché le cose andassero nel buon senso.
Qual’è il suo messaggio ai giovani?
Vivete in modo attivo, impegnatevi, quando sarete più grandi sarà importante poter guardare indietro e dirsi che si è lasciato qualche segno positivo. Le vecchie generazioni dicono sempre “quando eravamo giovani noi, eravamo migliori”. Io odio queste affermazioni, se fossimo stati migliori non avremmo permesso al comunismo di sopravvivere così a lungo.
La generazione di oggi è fortunata, e io le auguro di svegliarsi la mattina, sorridere, prendere tutto quello che si può dalla vita ed essere responsabile, impegnarsi. A livello locale, regionale, a scuola, in parrocchia, all’università, nella politica europea…solo così il mondo potrà continuare ad andare avanti. Auguro loro di sposarsi, avere dei bambini, vivere una vita felice e normale, e trasmettere questo ottimismo alle generazioni a venire.
…perchè questo augurio sincero possa, da utopia, diventare una splendida realtà! ..per un mondo migliore!


E questa notizia ha fatto il giro del mondo in pochissimo tempo lasciando a bocca aperta e addolorati tutti quelli che lo conoscevano, tutti quelli che compravano i suoi dischi, tutti quelli che andavano ai suoi concerti e anche tutti quelli che, giovanissimi, non hanno mai saputo che il motivetto fischiettato sotto la doccia o prima di andare a scuola fosse dell’indiscusso Re del pop.